miércoles, 29 de abril de 2026

PRENDETEVI LA TELEVISIONE: È VOSTRA - Messora chiama a raccolta l’informazione libera https://youtu.be/c-hRqa9HDKY?si=c_SJRAmyzOPVFUxb 29 apr 2026 ITALIA Ieri sera sono intervenuto a sorpresa nella diretta di 100 Giorni da Leone, ospite di Riccardo Rocchesso, durante una discussione con Massimo Mazzucco, Arnaldo Vitangeli e altri protagonisti del mondo dell’informazione indipendente. Il tema era semplice, ma decisivo: è possibile unire le forze di chi in Italia produce informazione libera? Massimo Mazzucco ha ricordato i tentativi del passato, da Giulietto Chiesa in poi, e ha indicato con grande lucidità i problemi che hanno sempre reso difficile questa unione: personalismi, differenze editoriali, distribuzione delle responsabilità, gestione delle risorse, redistribuzione degli introiti. Sono problemi reali. Ma oggi, forse per la prima volta, esiste una risposta concreta. La televisione dei cittadini esiste già. Si chiama Media Pluralisti Europei Spa Società Benefit. Non è più “la televisione di Messora”. Non è più una casa privata. Non è più una sigla personale. È una società per azioni a diffuso azionariato popolare, partecipata da migliaia di cittadini, nata per essere una casa comune dell’informazione libera, indipendente e plurale. Ed è proprio questa struttura che può risolvere il nodo più delicato: chi decide, chi conta, chi viene riconosciuto, chi viene retribuito, chi rappresenta davvero il pubblico? La risposta è semplice: i cittadini soci. Se il pubblico dei grandi canali indipendenti entra nell’azionariato popolare, non entra “ospite” in casa di qualcuno. Entra da proprietario. Prende una sedia. Partecipa. Vota. Può votare chi lo rappresenta nel Consiglio di Amministrazione. Può contribuire a determinare la linea editoriale. Può sostenere i conduttori, i programmi, le idee, le competenze e le persone che ritiene più capaci di servire l’interesse collettivo. Così il peso reale di ciascuno non viene deciso a tavolino, non viene imposto dall’alto e non dipende dall’ego di nessuno. Viene riconosciuto democraticamente. Chi porta più pubblico, chi lavora di più, chi serve meglio il bisogno di informazione dei cittadini, chi dimostra maggiore capacità, affidabilità e qualità, avrà naturalmente più consenso, più responsabilità, più incarichi, più riconoscimento e anche una redistribuzione economica coerente con il valore che produce. Chi lavora nella TV dei Cittadini può avere uno stipendio. I soci possono partecipare agli utili. Gli incarichi possono seguire il merito, il consenso e il lavoro reale. Questa è la differenza decisiva. Non si tratta di fondere tutti dentro un marchio personale. Non si tratta di chiedere a qualcuno di rinunciare alla propria identità. Non si tratta di mettere tutti sotto un cappello imposto. Si tratta di costruire una casa comune dove ognuno possa portare il proprio pubblico, la propria forza, la propria storia, la propria competenza, e trovare uno spazio proporzionato al riconoscimento democratico dei cittadini. Una televisione nazionale sul digitale terrestre. Una struttura già esistente. Una società dei cittadini. Una governance aperta. Un progetto che può diventare davvero di tutti. La domanda allora non è più: “Chi comanda?” La domanda diventa: Siamo pronti a far decidere i cittadini?

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